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DONATELLA GHIDINI OPERE D'ARTE


Opere d'arte in ceramica graffita mantovana

Sabbioneta (Mn) TEL.0375.220121 - 334.9289205


L'incontro tra Donatella Ghidini e l'arte della ceramica graffita mantovana è quasi casuale, ma come spesso succede per le grandi passioni possiamo parlare di un vero e proprio colpo di fulmine.
Dall'anno 2000 le sue creazioni, vere opere d'arte,  sono state esposte in occasione di numerose mostre ed in luoghi di fascino, come lo storico Palazzo Ducale di Sabbioneta: al museo civico di Gazoldo, è possibile ammirare permanentemente uno dei suoi elaborati.
Anche la Curia vescovile di Cremona conserva una ceramica artistica di Donatella che riproduce lo stemma vescovile.
Televisioni pubbliche e private, emittenti radiofoniche e giornali hanno dato ampio spazio a questa arte dimenticata ed alla capacità di Donatella di reinterpretarla.

LA CERAMICA GRAFFITA MANTOVANA

LE ORIGINI

La ceramica graffita è una produzione artigianale caratteristica dell’alta Italia, in particolare dell’area padano-veneta.

Originaria del vicino Oriente e diffusa nel bacino del Mediterraneo soprattutto dal X secolo d.c., è arrivata in Italia attraverso le vie commerciali controllata prima dai mercanti bizantini poi da quelli veneziani.

Nell’area padano-veneta, ha trovato la sede ideale di sviluppo in centri come Ferrara, Cremona, Mantova, Parma Bologna, Verona, Padova e Treviso, dove la ricca committenza dei signori locali garantiva lavoro agli artigiani e, di conseguenza, grande specializzazione e perfezionamento di un’arte che nel resto del Paese era stata rapidamente soppiantata dalla maiolica. Il periodo di crescita, apice e declino di questa ceramica coincide con i secoli XIV-XVII, quando è definitivamente scomparsa a causa della mancanza di richiesta da parte di una committenza sempre più impoverita dalle guerre intestine e, in seguito al sopraggiungere dell’impero austriaco, a causa di un deciso cambiamento del gusto delle famiglie aristocratiche attratto sempre più dalle porcellane bavaresi,. Dopo un lungo periodo di totale assenza anche dagli studi degli specialisti, nella seconda metà del XX secolo è stata finalmente riconosciuta come ceramica con caratteristiche proprie e non come sottoprodotto della più diffusa maiolica. Inoltre, gli studi più recenti sono stati accompagnati dal tentativo, peraltro riuscito, di farla rivivere materialmente, e Mantova in tal senso può considerarsi un vero e proprio punto di irradiazione della graffita.

 

LE FASI DI LAVORAZIONE

La caratteristica principale della graffita sta nella lavorazione “a crudo” dell’argilla, fase quasi inesistente in altri tipi di ceramica, dopo aver steso uno strato di ingobbio (un tipo di argilla bianca, disciolto in acqua) si disegna e quindi si procede all’incisione mediante punte e stecche di metallo: con questa  operazione si leva parte dell’ingobbio dalla superficie del pezzo riportando alla luce l’argilla rossa sottostante mettendo così in evidenza il disegno che risulterà in rilievo.

Il pezzo così inciso è cotto ad una temperatura superiore ai 900° C. : si ottiene allora un “biscotto” bianco e rosso, caratteristica esclusiva della ceramica mantovana.

Infine, il pezzo è immerso in “cristallina” (sospensione a base di silicio in acqua) che ha la funzione di vetrificare definitivamente l’oggetto, quindi si procede con la seconda cottura che supera i 900° C. per permettere la fusione della cristallina sull’oggetto.

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